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MONTEGRAPPA (Veneto)

MONTEGRAPPA TU SEI LA MIA PATRIA!

Si imbocca la Feltrina e la si percorre in direzione di Montebelluna, grosso centro che con la ritirata di Caporetto diventa immediata retrovia del fronte, tanto che ne viene paventato lo sgombero. A causa della concentrazione, di truppe e di alti comandi verrà sottoposta, come tutti i paesi limitrofi al fronte, a bombardamenti da terra e dall’aria con forti danni alle cose e molte vittime anche fra la popolazione civile. Si prosegue in direzione di Pederobba fino ad incontrare sulla sinistra il grande Ossario francese, dove sono custodite le spoglie di 1.000 soldati francesi caduti prevalentemente sul m.te Tomba. Subito dopo l’Ossario si gira a sinistra per imboccare la via Fratelli Stramare: all’imbocco della via sulla destra c’è una lapide che ricorda i reparti italiani che passarono il Piave nella notte del 27 Ottobre, pochi metri più avanti sulla sinistra c’è un cippo che ricorda la fucilazione dei due fratelli Stramare da parte degli austriaci il 9/5/1848: nell’arco di pochi metri si completa l’esperienza emblematica del ciclo delle guerre di indipendenza italiane! A Pederobba si prende la “Strada delle Malghe” e ci si porta in quota attraversando bei boschi di castagno che producono i famosi “Marroni del Monfenera”, Giunti sul crinale, si lascia sulla destra il Monfenera e poco più avanti si arriva sul m,te Tomba dove c’è una chiesetta-monumento dedicata ai combattenti italiani e francesi (detta delle Medaglie d’oro): vista panoramica sul Grappa a sinistra, e di fronte sulla conca di Alano divenuta terra di nessuno dopo la riconquista del m.te Tomba da parte dei francesi il 30 Dicembre 1917. Si notano ancora i segni delle granate e delle trincee in particolare quella di cresta che sale verso Castel Cesil e il m.te Pallone. Proseguendo, diventano sempre più frequenti gli ingressi di gallerie scavate sulla roccia per riparo dei soldati durante i cannoneggiamenti o anche per fame depositi di acqua potabile La strada, lasciati i boschi, ora si inerpica attraverso pendii molto ripidi, si passa sotto m.te Pallone importante sede di artiglierie italiane a controllo della linea Salaroli- Valderoa, Porte di Salton e a destra la Conca di Alano e il saliente Tomba- Monfenera. Più avanti, poco prima di malga Vedetta ci sono i resti di uno dei tanti argani delle teleferiche che rifornivano le truppe italiane abbarbicate su queste cime. Subito dopo c’ è un bivio: a sinistra attraverso la vecchia strada di arroccamento di Meatte – Boccaor, molto esposta e non tutta percorribile in automobile, si arriva fino a Cima Grappa, a destra piegando per la Val dell’Archeson si arriva in Vai delle Mure. Al bivio, però, si consiglia di sostare e di salire fino al sacello di Cima Mandria dove, facendo un rapido sopraluogo si vedono ancora bene le gallerie che dal versante sud della montagna permettevano ai rincalzi di schierarsi sulla trincea principale e bloccare l’attaccante qualora avesse sfondato dalle Porte di Salton e dal m.te Medata. Gli italiani erano praticamente sull’orlo dell’abisso, non c’era spazio per manovrare e praticamente la prima linea veniva ad essere la linea di massima resistenza! Giunti in VaI delle Mure possiamo godere l’amenità del paesaggio, la tranquillità dei pascoli e i profili delle cime: da Ovest Cima Grappa e poi il Casonet, il Col dell’Orso, la linea Monti dei Salaroli tenuta dagli austriaci e poi il Valderoa aspramente conteso e dietro il Fontana Secca, la “Pyramiden-Kuppe” dove fu fermato Rommel. Costa molta fatica immaginare la morte, gli eroismi, le paure, la terrificante esistenza del soldato. Uno di loro scriveva: ‘~.. la mulattiera che conduce ai posti avanzati è tracciata in direzione normale allo schieramento nemico, seguendo il fondo della valle, e di conseguenza e esposta ad un tiro micidialissimo di infilata .. .ci inoltriamo per un sentieraccio strettissimo tutto allo scoperto, e dopo duecento metri troviamo una galleria entro cui dormivano accovacciati come bestie tre o quattro artiglieri da montagna… dai Salaroli gli austriaci ci sparano quasi alle spalle…” Si risale tutta Val delle Mure fino al Cristo del Boccaor poi dopo Col Formiga si prosegue fino ad incontrare la strada che porta a Cima Grappa. Dovunque resti di strade militari, trincee, postazioni di artiglieria, caverne, baraccamenti e terrazzamenti, nei pendii al riparo dal fuoco nemico, dove venivano poste le tende: decine di migliaia di uomini a lottare non solo contro un nemico valoroso e tenace ma anche contro una natura che, con due metri di neve nell’inverno e t’arsura dell’ estate senza acqua e senza ombra, pareva volesse castigare la bellicosità e l’insensatezza degli uomini. A cima Grappa l’Ossario italiano, sovrastato dal sacello della Madonnina del Grappa, mutilata da una granata nel gennaio 1918 è unito dalla Via Eroica all’Ossario austro-ungarico, immediatamente prima c’è il Portale di Roma con l’Osservatorio dal quale si può vedere l’intero teatro delle aspre battaglie. E’ consigliata la visita alla Caserma Milano dove sono illustrate molto bene le battaglie verificatesi, e sono custoditi interessantissimi cimeli anche relativi alla quotidiana vita dl trincea, e alla contigua Galleria Vittorio Emanuele in cui la presenza di cannoni e di indicazioni nel percorso permettono di cogliere la funzione strategica di Cima Grappa. Iniziato il ritorno, rapidamente si arriva all’inserzione con la SS. 141 “Cadorna”. Prima di piegare a sinistra merita sostare e visitare i prati circostanti con interessanti resti di postazioni di artiglieria, trincee e strade militari. Ad occidente i monti Rivon e Coston con le artiglierie e la linea di massima resistenza e sullo sfondo l’Asolone aspramente conteso, a Nord la tranquilla, pascoliva collina del m.te Pertica che rende inimmaginabile la crudezza di attacchi e contrattacchi austriaci “per l’onore della bandiera” anche quando il resto dell’esercito imperiale era già in ritirata e – alle spalle, a Feltre, a Belluno – stavano bruciando i magazzini. Ad est il massiccio caposaldo del Grappa e a Sud i prati delle malghe ancora segnati dalle granate e da cicatrici di trincee e in basso, sfocata nella caligine, la pianura veneta. Via dunque, a tutta velocità per la “Cadorna” così come scendevano gli ambulanzieri della American Red Cross con il loro carico di dolore: un attimo e già è alle spalle malga Cason di Meda dove sostavano le ambulanze, e poi malga Cason da Quinto, posto di ristoro ARC nr. 4 in sostituzione di quello in malga Val delle Foglie troppo esposto alle granate; e in fretta superare la “curva della morte” perché completamente esposta all’osservazione e al tiro nemico. Finalmente, in Val d’Oro un po’ di respiro, la strada si snoda in posizione defilata e poi iniziano i boschi e si allontana l’esperienza della guerra. Ma, a Ponte San Lorenzo, ritorna questa intrigante presenza: la Colonna Romana ci ricorda che fin qui – quasi le porte di Bassano – arrivarono le Sturm Truppen il 15 Giugno 1918. Se si devia a destra si ritorna subito in mezzo ai campi di battaglia: Asolone, Val Scura, Colli Alti, Col della Berretta, con un interessante museo storico, e poi il Col D’Anna, il Fenilon, il Col Moschin… Proseguendo l’itinerario, si continua la discesa per la “Cadorna” fino a Romano di Ezzelino, lì si svolta a sinistra e si raggiunge Borso del Grappa e il campanile della parrocchiale dove si rifugiava il romanziere John Dos Passos, lasciata l’ambulanza sul sagrato della chiesa in attesa dei “clienti” che tre vicine teleferiche scodellavano dal Grappa dopo una vertiginosa discesa. Si continua poi per Sant’Eulalia nel cui camposanto venivano direttamente portati i “clienti” delle teleferiche che non avevano la sorte di arrivar vivi fino a valle. Si attraversa la VaI Cavasia, osservando sulla destra le colline da dove le artiglierie pesanti alleate sparavano verso le posizioni nemiche sul Grappa, e infine nuovamente si giunge al Piave nei pressi dell ‘Ossario francese.

(Note: l’itinerario non è percorribile da mezzi sopra i 2 metri di larghezza e se c’è neve.)