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STORIA dell' UNGHERIA

Provenienti originariamente dalle parti del fiume Ob, nella Siberia nord-occidentale, dopo aver attraversato gli Urali, gli antichi magiari giunsero nel bacino dei Carpazi nell'895-896 d.C. (epoca della Conquista della patria) separandosi da altri popoli, ostiachi e voguli, appartenenti allo stesso gruppo ugrico. Fu l'approdo di un lungo viaggio verso sud-ovest compiuto in diverse ondate, durante le quali gli ungheresi hanno "assorbito" dai popoli delle steppe asiatiche ed eurasiatiche i tratti turchi, iranici e slavi che hanno concorso a determinare il loro carattere etnico e antropologico. Erroneamente furono confusi con gli unni di Attila, il "flagello di Dio", nelle cronache medievali e nell'immaginario collettivo che ha perpetuato l'errore fino ai nostri giorni, accentuando la loro fama di "feroci guerrieri". In realtà gli unni precedettero gli ungari (o magiari) occupando il sud della Grande Pianura nel 380 d.C. Assai più rilevante fu la precedente dominazione dei romani, durata dal 35 a.C. alla fine del IV secolo d.C., i quali crearono due province, Pannonia e Dacia, in cui era fama vivessero i soldati più fedeli alla patria. Ad Aquincum, nei pressi di Budapest, si conservano i resti archeologici più importanti del periodo.
Fu Stefano I (974-1038), re d'Ungheria, fondatore dello Stato magiaro cristiano, (poi canonizzato dalla Chiesa assieme a Emerico (il figlio), Ladislao, Elisabetta e ad altri santi ungheresi), il primo a dare unità al paese scegliendo di convertirsi al cristianesimo. Ricevette l'investitura da papa Silvestro II nel Natale dell'anno 1000. La Sacra Corona, simbolo dell'unità del popolo sotto il segno della croce, è stata riportata in patria da New York non molto tempo fa e collocata per il pubblico nel palazzo del Parlamento ungherese.

L'Ungheria ha attraversato periodi bui, come l'invasione dei mongoli del 1241, di cui è rimasto poco o nulla, ma anche stagioni luminosissime. Una per tutte l'Umanesimo, in cui emerse la figura di Mátyás Hunyadi (1443-1490), passato alla storia come Mattia Corvino per il corvo che campeggia sul blasone famigliare. Fu uno dei re più ricchi d'Europa, un mecenate sensibile all'arte e alla bellezza. Portò a Buda i maggiori artisti europei e sposò in seconde nozze Beatrice d'Aragona, figlia del re di Napoli, incoronata regina d'Ungheria nel 1476. Famosa al pari di quella Vaticana fu la Biblioteca corviniana, con un numero poco minore di codici, alcuni dei quali ancora conservati.

Chiusa, con la morte di Mattia Corvino, la stagione aurea dell'Umanesimo ungherese, si fece avanti minaccioso l'esercito della mezzaluna. Tra le numerose dominazioni quella turca fu la più devastante. Durò un secolo un mezzo, dalla presa di Buda del 1541 alla pace di Karloca (Carlowiz) del 1699, e allorché il paese ritornò nelle mani cattoliche degli Asburgo, molto sangue era rimasto sui campi di battaglia. L'epopea della lotta contro il turco conobbe scontri memorabili vinti grazie ad eroiche resistenze di pochi contro molti. La fama dell'Ungheria come baluardo della civiltà occidentale nacque a quei tempi, precisamente a Nándorfehérvár (Belgrado), nel 1456, quando János Hunyadi, padre di Mattia Corvino, e Giovanni da Capestrano riuscirono con una manciata di mercenari e crociati a sconfiggere l'assedio del sultano Maometto II. L'avanzata turca in Europa, almeno per un po', fu così respinta, l'Occidente poté respirare e papa Callisto III, in segno di riconoscenza, ordinò che le campane di tutto il mondo cristiano suonassero a mezzodì. Un'usanza protrattasi fino ai nostri giorni. Ma i turchi, non domi, si presero una decisiva rivincita nella piana di Mohacs, oggi parco-museo: nel 1526 l'armata di Solimano il Magnifico distrusse l'esercito ungherese al comando di re Luigi II, in vana attesa di rinforzi, e pochi anni dopo Buda fu assediata e data alle fiamme. Molti capolavori del Rinascimento magiaro andarono così perduti.

L'Ungheria ha dimostrato, nell'arco della sua storia, di saper lottare e superare molte avversità. Come nel 1848, quando Pest si sollevò e tra coloro che presero le armi vi fu anche il giovane poeta Sandor Petofi, il più celebrato in Ungheria. La dichiarazione d'indipendenza del 1849 provocò la violenta repressione dei russi dello zar Nicola I e un'altra rivolta finì, così, soffocata nel sangue.

Nel 1867, anno del Compromesso e dell'incoronazione di Francesco Giuseppe re d'Ungheria, fu sancita la nascita dello Stato austro-ungarico, una duplice monarchia con due parlamenti e due capitali mal sopportata dagli ungheresi, nonostante la crescita economica e lo sviluppo che si ebbero nel periodo. Tuttavia la regina Sissi, moglie di Francesco Giuseppe, rimase una loro fervente ammiratrice e andò a lezione di lingua, una lingua rara, ma non "impossibile" da imparare come vuole la fama che tuttora la circonda. Il suo ceppo di appartenenza non è latino o anglosassone, bensì ugrofinnico, della famiglia uralica, che nel vecchio continente la accomuna solo al finlandese, all'estone, al lappone, al sirieno e all'udmurt.

Dopo oltre un millennio di alterne vicende, l'odierna Ungheria, uscita fortemente ridimensionata dal Trattato di Trianon del 1920, si presenta con una superficie grande meno di un terzo di quella italiana. Nei suoi confini vivono poco più di dieci milioni di ungheresi alquanto gelosi delle proprie origini e tradizioni, due milioni dei quali si concentrano nella capitale, Budapest. Cinque milioni, invece, risiedono stabilmente all'estero.
L'Ungheria si ritrovò nel marzo 1944 invasa dall'esercito tedesco di cui era stata alleata. Cominciarono le deportazioni degli ebrei alle quali cercò di opporsi eroicamente, a Budapest, un timido ma coraggioso imprenditore veneto che si spacciava per console spagnolo: Giorgio Perlasca.
La forza degli ungheresi è di essere stati in grado tutte le volte di riemergere dalle crisi della storia con forza e determinazione. La stessa che animò gli insorti del '56 a Budapest i quali, guidati da Imre Nagy, scrissero una delle pagine più conosciute e controverse della storia recente dell'Ungheria. Dopo il ritorno dei carri armati russi e la repressione, ebbe inizio l'era del cosiddetto "kadarismo" (dal nome del primo ministro Janos Kadar), un comunismo riformista considerato più "morbido" e aperto all'Occidente.
Il 23 ottobre 1989, anno del crollo del muro di Berlino, fu proclamata la terza Repubblica Ungherese (Magyar Koztarsasag) e nella primavera del 1990 si svolsero le prime elezioni libere e multipartitiche.