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VERSILIA (Toscana)

Regione della Toscana nordoccidentale, posta tra il mar Tirreno a ovest e le Alpi Apuane a est, tra le foci del Magra e del Serchio. Comprende una fascia costiera che va fino al lago di Massaciuccoli. La parte settentrionale fa parte della provincie di Massa e Carrara e quella meridionale di quella di Lucca. Nella zona collinare cono coltivati olivi e cereali, dalle Alpi Apuane viene estratto il marmo. Comprende numerosi centri balneari, tra cui Viareggio, Lido di Camaiore, Focette, Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta, caratterizzati da ampie spiagge ricoperte di sabbia finissima.


NATURA
Parco Alpi Apuane
Una giogaia di alti monti dalle creste rocciose e dirupate che richiamano alla mente paesaggi tipicamente alpini, degradano su un’ampia pianura costiera lambita dalle azzurre acque del Mar Tirreno.

Sono le Alpi Apuane viste dalla Versilia: straordinaria apparizione in un paesaggio ricco di connotazioni mediterranee.
Sicuramente la riviera della Versilia, può annoverare fra le tante attrattive che la distinguono dalle altre zone marine italiane, una peculiarità che nessun altra può vantare, quella di avere alle spalle”” e e e montagne vere.
Quello delle Apuane è un paesaggio che unisce all’asprezza dei monti e delle valli incassate, la dolcezza dei boschi e delle conche, dove fra i castagneti appaiono i villaggi, adagiati ai piedi delle pareti rocciose, gli altopiani coperti da verdi terrazzi, i ruscelli che si gettano a picco dalle rupi dando vita a spettacolari giochi d’acqua.
Le ardite vette si protendono nette e cristalline verso il cielo, “aggredite” dalle cave di marmo i cui bianchi ravaneti scintillano al sole come immensi ghiacciai alpini.
Il marmo, tesoro delle Apuane, rappresenta da sempre fonte di lavoro e di sostentamento per le popolazioni; questa attività millenaria ha modellato e trasformato l’ambiente naturale creando un paesaggio dalle caratteristiche veramente uniche.
Al centro di un crescente interesse di pubblico, le Apuane fin dal 1700 hanno richiamato l’attenzione di geologi e naturalisti per le loro straordinarie peculiarità: gli uni attratti dagli innumerevoli fenomeni carsici tra cui il famoso antro del Corchia, la cavità più profonda ed estesa d’Italia; gli altri, dai preziosi endemismi della flora e della fauna, la cui presenza, da sola, giustifica la protezione di questi ambienti.
La Regione Toscana con la legge 5/85 ha infatti istituito il Parco Naturale delle Alpi Apuane, promuovendo così la salvaguardia di un territorio unico nel suo genere.
L’area del Parco ha una superficie complessiva di 540 Kmq, abbraccia due provincie, Lucca e Massa Carrara, e ventidue comuni.
I comuni della Versilia che ricadono nel territorio del Parco sono: Camaiore, Pietrasanta, Seravezza e Stazzema.
Le Alpi Apuane, affascinanti e misteriose montagne a due passi dal mare, offrono agli escursionisti, agli alpinisti, agli speleologi, un terreno ideale per le loro attività, ma anche gli appassionati di mountain bike, di volo a vela e di trekking a cavallo, trovano spazi di rara bellezza e di notevole Impegno.
Presso il Centro di Documentazione e Accoglienza Visitatori del Parco Apuane a Seravezza e gli uffici APT della Versilia, sarà possibile avere tutte le informazioni relative al territorio del parco, alle possibilità di soggiorno, alle escursioni.
Parco naturale Migliarino- San Rossore-Massaciuccoli
Il Parco si presenta, a prima vista, come una immensa area boschiva, ove l’immagine del pino domestico assurge a protagonista del paesaggio costiero tra Livorno e Viareggio. La vegetazione comprende diversi tipi di bosco, dalla selva di essenze caducifoglie (querce, frassini, pioppi, ontani, olmi) tipico di zone umide e allagate, al bosco di tipo mediterraneo, termofilo, con diffusione negli ambienti asciutti e composto da essenze tipiche della macchia (leccio, fillirea, alaterno, corbezzolo). In tempi storici, a partire dal XVI secolo, l’impianto su vasta scala del pino domestico ha portato alla estesa diffusione di boschi artificiali.
Il clima dell’area è caratterizzato da una forte piovosità ed umidità per l’effetto barriera che le Alpi Apuane provocano sulle masse di aria umida provenienti da occidente. Questo clima particolare ha prodotto una singolare ricchezza biologica che si manifesta con l’abbondanza di specie animali e vegetali.
Una delle aree naturalisticamente più significative è rappresentata dal lago ed il padule di Massaciuccoli, che formano la più estesa zona umida della Toscana. E questo un eco sistema di grandissimo valore in quanto stazione per circa 250 specie di uccelli tra stanziali, di passo e nidificanti; tra le entità più significative ricordiamo il tuffetto, il tarabusino, la nitticora, la sgarza ciuffetto, l’airone rosso, il germano reale, la moretta tabaccata, il porciglione, il falco di palude e il cavaliere d’Italia. La ricchezza naturalistica del Parco è completata da importanti specie vegetali relitte, come lo sfagno, che normalmente vive nelle zone umide alpine e nordiche, l’Osmunda regalis, una felce di tipo subtropicale assai rara in tutto il territorio italiano; la Rosolida, o Drosera, pianta carnivora di origine glaciale; la Periploca greca, una liana a diffusione orientale che ha nel Parco la sua unica stazione italiana.


LE VIE DEL MARMO
La grande radicata tradizione di operatori del marmo, indicati nel tempo in differenti modi -tutti, insigni o minori -come scalpellini, scultori, picchia pietre, magistri lapidum, nasce assai anticamente nel carrarino e in Versilia, terre di giacimenti marmiferi coronate dalle Apuane, i monti di marmo.
Dalla loro terra artefici ed artisti migrarono a prestare la loro opera un po’ dovunque, nei grandi cantieri d’Italia e d’Europa.
A partire dalla fine del Trecento, cominciano ad emergere i nomi di alcune dinastie di scultori originari della Versilia. Ricordiamo i Pardini, dei quali Antonio fu Archimagister della fabbrica del Duomo di Lucca e Bonuccio probabile autore del fonte battesimale di Pietrasanta (1389). La loro opera è riconducibile all’illustre tradizione dei pisani Andrea e Nino.
Nel corso del Quattrocento si impone la famiglia dei Riccomanni: il capostipite Riccomanno, con il figlio Leonardo, eseguì la loggetta della facciata della chiesa di Sant ‘Agostino di Pietrasanta (1431).
La bottega che faceva capo a Leonardo, al quale si associò il nipote Francesco, operò ripetutamente tra Toscana e Liguria. Di questa attività due prodotti assai noti sono le due pale d’altare di Sarzana.
In Versilia, nella chiesa di San Pantaleone di Pieve a Elici, un trittico di marmo (1470) è attribuito a questa taglia.
Particolarmente rilevante, specie nella tradizione pietrasantina, è la bottega degli Stagi: Lorenzo e suo figlio Stagio. Soprattutto Stagio ha goduto e gode di una fama tale che sono state riferite indiscriminatamente alla sua mano diverse opere, anche alcune che i documenti danno al padre Lorenzo.
Di Lorenzo, che era stato attivo nella bottega di Matteo Civitali a Lucca e a risa, sono conservati nel Duomo di Pietrasanta, gli elementi marmorei (1502 -1507) che costituiscono il coro; l’opera restò incompiuta e toccò ad altri il completamento.
Suo è il piedistallo del pulpito (1504) e suo il tabernacolo eucaristico a tempietto (1496 -1502) poi dismesso e trasferito nella chiesa di Farnocchia in funzione di fonte battesimale. A sorreggere quel tabernacolo, appunto, era destinato originariamente il piedistallo riutilizzato nel XVII secolo come sostegno del pulpito.
L’influsso dei modi del Civitali è particolarmente evidente in queste opere di Lorenzo.
Di Stagio si è detto spesso che avrebbe ricevuto la più parte della sua formazione lavorando nell’orbita del padre; in realtà questi morì quando ancora Stagio era ragazzo. Le sue opere del resto mostrano l’originalità e la novità del suo fare; più ampio è per esempio il repertorio decorativo, ispirato in notevole misura alle grottesche e certamente desunto da quel Pandolfo Fancelli col quale avviò l’imponente rinnovamento dell’arredo marmoreo della Cattedrale di risa.
A Pietrasanta, nel Duomo, sono di Stagio due acquasantiere (1521-1522) a lui sono stati sempre riferiti l’acquasantiera della chiesa di N occhi (1520) e i candelabri del Duomo di Pietrasanta, questi ultimi sono invece della fine del secolo XVI.
Questo periodo, a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento fu contrassegnato dal lavoro di numerosi scultori che nella zona trovarono il terreno fertile per la loro opera.
Dei più si è persa traccia certa; tra questi .maestri senza nome» emerge però la personalità di un altro artista, fiorentino ma trapiantato in Versilia; di lui il nome, Donato Benti, è noto per le opere che ha firmato e per la funzione che svolse quale procuratore di Michelangelo.
A Pietrasanta, nel Duomo, si conserva di lui l’acquasantiera firmata e datata 1508, collocata attualmente nel transetto sinistro: a lungo essa è stata considerata l’originario sostegno della cassa del pulpito. Nell’Oratorio di San Giacinto è sua la tazza con fregio marino del fonte battesimale a tempietto anche questo -come sembra singolare
sorte di molti monumenti pietrasantini -a più riprese rimaneggiato e completato solo un secolo dopo.
Un tabernacolo a tempietto è stato eseguito dal Benti nel 1528 per la chiesa di Sant’ Agostino; oggi si trova a Cardoso, utilizzato come fonte battesimale. A Nocchi, un tabernacolo assai simile -non documentato -può essere opera sua; a Seravezza è probabilmente suo il fonte battesimale della chiesa dei Santi Lorenzo e Barbara.
Se i secoli tra il Trecento e il Cinquecento furono il periodo di maggiore pregnanza nell’opera degli scultori, .l’arte del marmo non si è mai spenta in Versilia nel settore della decorazione più che nella statuaria. Persiste il valore di una tradizione artistica e di una sapienza artigianale che trova alimento ancor oggi nella realtà economica e produttiva del territorio.


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