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SIRACUSA: il Litorale sud – da Avola a Portopalo

AVOLA
Avola risorse in due anni dopo il terribile sisma del 1693 nella piana ai piedi del monte Aquilone, sul quale sorgeva l’antica città distrutta dal terremoto.
Dopo il terremoto, venne riprogettata secondo un disegno dell’ingegnere gesuita Angelo Italia che proponeva una rigida geometria, in un sistema figurativo a croce con quattro piazze e porte urbiche inserito nell’ambito di un esagono, sul modello delle città rinascimentali chiuse da mura, come Palmanova o Grosseto. Italia, a parte i riferimenti simbolici ed esoterici, progettò la nuova città pensando letteralmente a come governare la natura distruttrice, che aveva cancellato l’antica città provocando la morte di migliaia di persone. Così la pianta, “ruotata” in direzione e distanze opposte dall’asse eliotermico, gode dell’effetto conseguente di una temperatura estiva ed invernale mitigate.

AVOLA ANTICA
Avola Antica, come successe alla non distante Noto, fu rasa al suolo dal sisma del 1693. A otto chilometri e mezzo dall’Esagono, Avola Antica sorgeva su una spianata rocciosa nei pressi del monte Aquilone. Esisteva nel Medioevo (è documenta dal 1272 la presenza di un castello, distrutto dal terremoto). Ma tombe sicule a forno sono presenti sulle pareti del Cozzo Tirone e sui fianchi del monte Aquilone. Del periodo che ha preceduto l’arrivo dei greci, ci sono due coppe fittili realizzate nello stile della cultura di Thapsos, trovate in una tomba a Ronchetto. La strada realizzata a fine dell’Ottocento che si inerpica sino all’antico sito ha portato alla luce una serie di grotte scavate nel tufo, utilizzate anche come abitazioni.

I MONUMENTI DELL’ESAGONO
La chiesa madre, dedicata a San Nicolò di Mira, sorge nella centralissima piazza Umberto I. Di fronte alla chiesa madre il palazzo Ducale, a fianco la torretta dell’orologio, edificata da Giuseppe Alessi verso il 1704 e ricostruita nel 1865, su disegno di Salvatore Rizza, che progettò nello stesso anno anche il palazzo del Museo civico. In piazza Regina Elena, la chiesa di Sant’Antonio abate; in via san Francesco, la chiesa di Santa Maria del Gesù, caratterizzata da una facciata con cuspide a tre luci. La chiesa della santissima Annunziata, opera di Michelangelo Alessi nel 1712, all’interno custodisce affreschi settecenteschi di scuola siciliana; su piazza Vittorio Veneto la chiesa di Sant’Antonio. L’interno della chiesa di San Giovanni Battista, in piazza Trieste, è arricchito da stucchi ottocenteschi. Della seconda metà dell’Ottocento, invece, sono il palazzo di Città, in corso Garibaldi, ed il Teatro comunale, entrambi progettati da Salvatore Rizza. In piazza del Teatro la chiesa di Santa Venera, patrona di Avola.

CASSIBILE E BORGELLUSA
Frazione di Siracusa, Cassibile è famosa nella storia perché qui, il 3 settembre 1943 fu firmato da Italia ed Alleati l’armistizio, dichiarato l’8 settembre.
La parte antica di Cassibile, borgo fondato dai marchesi Gutkowski, presenta la chiesa di Gesù, Giuseppe e Maria, risalente al 1870. Poco a Sud la foce del fiume Cassibile, che dopo avere attraversato Cavagrande si getta nello Ionio. Si tratta del “Kakiparys” dei greci presso il quale nel 413 a.C. si svolse la battaglia che vide l’esercito ateniese in ritirata, già ridotto da 25 mila a 7 mila uomini, subire un terribile massacro. Più a Sud, in contrada Borgellusa, proprio alle porte della moderna Avola, i resti di una villa ellenistico-romana, con ambienti che si sviluppano intorno a un peristilio. Nella zona, però, sono emersi anche reperti dell’età del bronzo.

CAVAGRANDE DEL CASSIBILE
Dall’alto di Avola Antica si gode dello spettacolo del canyon della riserva naturale di Cavagrande del Cassibile, una gola profonda in alcuni punti anche 300 metri, che risale verso i monti Iblei aprendosi a ventaglio con coste spesso ripidissime, per oltre 10 chilometri. Uno scenario maestoso nel quale sono localizzate circa duemila tombe a grotticella che formano la necropoli del Cassibile, risalente alla seconda fase della cosiddetta cultura di Pantalica (dal 1000 all’850 a.C.). Gli scavi in queste grotte, condotte dall’archeologo Paolo Orsi, alla fine del XIX secolo portarono al ritrovamento di una ceramica detta “piumata”. Al periodo della dominazione araba, invece, risalgono i “ddieri”, agglomerati rupestri costituiti da grotte comunicanti sulle alte pareti di tufo che costeggiano il letto del fiume Cassibile.

LA VILLA ROMANA DEL TELLARO
Risale al IV secolo d.C. la villa romana del Tellaro, venuta alla luce nel ‘71. Una villa nobiliare, come dimostra la ricchezza dei pavimenti a mosaico. In quello che forma il pavimento di uno dei locali, sono raffigurate scene di caccia su quattro registri: quello superiore raffigura un cacciatore con una pantera in gabbia. Nel secondo registro un gruppo di sette cacciatori con uno raffigurato mentre colpisce un leone; nel terzo un carro trainato da buoi con una figura femminile insieme a tre individui dei quali uno impugna un bastone. Sul carro le gabbie con animali catturati ed una tigre che sbrana un uomo con la barba. Il quarto registro, invece, raffigura una scena di banchetto. Il riscatto del corpo di Ettore è il tema di un altro locale.
Ulisse, Achille e Diomede sulla sinistra, al centro il cadavere di Ettore su un piatto di una grande bilancia e un mucchio d’oro, corrispondente al suo peso, sull’altro.

VENDICARI
La riserva naturale di Vendicari rappresenta la più importante zona umida della costa Sudorientale della Sicilia, parco naturale dal 1984. Comprende un tratto di costa che va da Eloro e, a Sud, arriva fino a San Lorenzo, località balneare in territorio di Noto ma vicina a Pachino. La riserva si estende essenzialmente su cinque pantani: il Piccolo, il Grande, il Roveto, il Sichilli e lo Scirbia. Il principale dei pantani è quello del Roveto, che si estende su una superficie di un chilometro quadrato, scelto da numerose specie di uccelli migratori, dai fenicotteri ai cigni, dalle spatole agli aironi. Su uno dei lembi dell’isolotto formato da una serie di dune e tratti rocciosi coperti da una fitta macchia mediterranea, chiamato Capo Bujiuto, i resti della settecentesca tonnara di Bafutu e della torre sveva.

PACHINO
Fondata nel 1578 dai principi Starrabba Alagona del Giardinello, Pachino è il principale centro agricolo della zona Sud della provincia di Siracusa.
Fiorente la sua agricoltura, basata essenzialmente sulle coltivazioni serricole dei primaticci. Famoso nel mondo è il pomodorino di Pachino, specie che cresce a grappoli nelle serre della zona. Ma da Pachino partono per tutta Europa primizie di ogni tipo, come ad esempio la zucchina. Famoso è anche il melone, pure produzione delle serre. Di qualità anche la produzione vinicola della zona. La pianta della città è a costruzione rigorosamente geometrica e testimonia la sua fondazione come borgo rurale. Unico aspetto monumentale di rilievo è la chiesa Madre, dedicata al Santissimo Crocefisso, realizzata nel 1790.

MARZAMEMI
Sul mare, quattro chilometri da Pachino, sorge Marzamemi, borgo marinaio costruito su un promontorio. Sul finire dell’Ottocento è stato realizzato un piccolo porto, costruito intorno alla vecchia tonnara, vera grande risorsa della zona ed alla seicentesca casa padronale dei Principi di Villadorata, ai quali la tonnara apparteneva. La suggestione del borgo marinaro, coi suoi scorci caratteristici sul mare, ne ha fatto un set cinematografico permanente. A tre chilometri da Marzamemi le grotte Corruggi e Calafarina, abitate sin dai tempi del neolitico. Sul tratto di costa a Sud verso Portopalo il pantano di Morghella, che si pensa possa avere ospitato l’antica città di Ichana, sino al IV secolo a.C.: testimonianze della presenza di questo centro una serie di camerette funerarie tipiche della cultura iblea ed enormi conci che, forse, costituivano parte delle costruzioni della città.

PORTOPALO DI CAPO PASSERO
L’economia di Portopalo è basata essenzialmente sulla pesca e sulla fiorente attività del suo mercato ittico. Nella piazza principale del paese la chiesa di San Gaetano, patrono della città, costruita intorno al 1812. Sulla costa tracce di silos ed antichi impianti portuali. Una necropoli del III secolo a.C. è stata recentemente scoperta in contrada Manniri. Di fronte alla costa è l’Isola di capo Passero, alla quale, con la bassa marea, si può anche arrivare a piedi. Ospita un faro ed una torre seicentesca costruita dopo che la fortezze voluta nel XVI secolo da Carlo V per difendere la costa dalle scorribande dei pirati fu distrutta nel 1526 dai Turchi. L’isola è inserita tra le tredici località siciliane che la Società Botanica Italiana considera di interesse per l’eccezionalità della vegetazione.