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CATANIA antica

Catània Città della Sicilia (180,88 km2, 364.000 ab., CAP 95100, TEL. 095), capoluogo della provincia omonima ai piedi dell’Etna. Distrutta dal disastroso terremoto del 1693; fu ricostruita con un piano urbanistico a scacchiera e un’impronta barocca nei palazzi e nelle chiese. È un mercato agricolo; industrie alimentari, chimiche, meccaniche; esportazione di prodotti agricoli (mandorle, agrumi).
Fondata nel VII sec., fiorì con i romani che la occuparono nel 263 a. C.; caduto l’impero, fu sotto i bizantini, poi arabi, normanni, svevi e aragonesi. Nel corso del XIX sec. fu attiva nella lotta per l’autonomia (1848-1849).


Anfica passeggiata archeologica a rifroso nei secoli
La città di Catania ha subito profondi cambia-menti nel corso dei secoli essendo stata nove volte distrutta. Ma altrettante volte è rinata, ancor più fiorente, dalle sue ceneri. La sua storia vede l’alternarsi continuo di dominazioni di popoli e casati che si susseguirono a partire dall’Vili secolo a.C. (Greci, Romani, Barbari, Goti, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angiomi, Aragonesi, Spagnoli, Savoia, Austriaci, Borbone). Tutti hanno apprezzato la bellezza di una terra fertile, bagnata un tempo dal fiume Amenano; la sua felice posizione geografica: il calore delle sue genti. E ognuno di loro, attingendo ricchezze di ogni tipo, ha lasciato indelebili tracce del proprio passaggio, attraverso un interscambio continuo e fruttuoso che ci ha tramandato la città attuale, in tutto il suo splendore.

Il nostro itinerario ha inizio in piazza Dante, sede del Monastero dei Benedettini e della Chiesa di S. Nicolò, con un “omaggio ideale” ai nostri primi colonizzatori i Greci della Calcide, che si insediarono (secondo la testimonianza di tucidide) nel 729 a.C. nella parte più alta della città edificandovi il centro della vita religiosa e politica: l’acropoli.
Le tracce dell’antica “Katàne” stanno via via riemergendo grazie ad un paziente lavoro di scavi realizzato a partire dal 1982 nel cortile che circonda il Monastero. I Greci apprezzarono molto questa terra (già sfondo di eroiche avventure narrate dai loro progenitori nei poemi omerici) almeno quanto i Romani, del cui dominio però conserviamo testimonianze ben più evidenti. La città fu conquistata nel 263 a.C.; divenne “colonia romana” nel 21 a.C. e, per volere dell’imperatore Augusto, fu arricchita da numerosi edifici di grande pregio storico. In piazza Dante sono visibili i resti di uno degli edifici termali costruiti in epoca romana (poco lontano, in via Rotonda, si trovano i resti delle Terme della Rotonda). La presenza di un così abbondante numero di edifici termali è spiegata sia dal fallo che la zona era ben servita dalle acque dell’Amenano sia dall’importanza che le terme assumevano per i Romani tanto dal punto di vista terapeutico e curativo quanto da quello sociale (come luogo d’incontro). Raggiungiamo la via Vittorio Emanuele e ci fermiamo a visitare lo splendido Teatro Romano e l’adiacente Odeon. Il teatro romano, edificato probabilmente tra il I e il II secolo d.C. (dove già, in età greca, sorgeva un teatro), aveva una capienza di oltre 7.000 spettatori ed era sede di rappresentazioni teatrali e, in tarda età imperiale, anche di spettacoli sull’acqua realizzati allagando l’orchestra. Adiacente al teatro si trova l’Odeon, che poteva contenere fino a 1.300 spettatori e veniva utilizzato per concorsi e prove di cori. Attraversiamo piazza Duomo e percorriamo la via Etnea fino apiazza Stesicoro (poeta greco del VI secolo a.C.) dove si offre ai nostri occhi lo spettacolo del superbo Anfiteatro Romano 4 riportato alla luce tra il 1904 ed il 1906 dagli scavi voluti dall’allora sindaco Giuseppe De Felice, per opera dell’architetto Francesco Fichera. L’Anfiteatro risale al II secolo d.C. Ha forma ellittica e fu realizzato in pietra lavica, marmo e mattoni. Poteva contenere fino a 15.000 spettatori e attualmente è visibile solo in parte poiché sepolto sotto piazza Stesicoro e sotto le vie Manzoni e Penninello. Con l’ausilio della guida, è possibile visitarlo per scoprire il suo fascino e la sua grandezza. Grossi çonci provenienti da questo anfiteatro furono utilizzati per la ricostruzione degli edifici pubblici. La diffusione del cristianesimo è senz’altro anteriore al IV secolo, come dimostrano i martiri S. Agata, patrona della città, e S. Euplio, cui sono consacrati vari edifici religiosi (S. Agata al Carcere, luogo di martirio e morte della Santa; S. Agata la Vetere, costruita sui resti di un’antica basilica paleocristiana; il sepolcro sotterraneo sotto i resti della chiesetta dedicata a S. Eoplio,distrutta dai bombardamenti del’ 43 alla cui parete di fondo sono stati sovrapposti dei tondi a rilievo raffiguranti gli Apostoli). Scavi nell’area sottostante il palazzo delle Poste (1924) hanno, inoltre, confermato l’esistenza di una vasta area adibita a necropoli in epoca romana. Riscendiamo la via Etnea fino a piazza Duomo: al di sotto della Cattedrale si trovano i resti delle Terme Achilleiane (attualmente chiuse al pubblico) e i resti della dominazione normanna. Infatti, dopo avere subito il dominio di Barbari, Goti, Bizantini e Arabi, la città fu conquistata nel 1071 dai Normanni (a quell’epoca risale l’assetto medievale della città).
La Cattedrale, dedicata a S. Agata e cinta da mura poderose, prezioso esempio di”ecclesia munita” (cioè chiesa-fortezza) fu strategicamente collocata in posizione di controllo del porto e delle mura della città e, a tal fine, dotata di un’altissima torre con funzione di osservatorio militare. Fu ricostruita dopo il terremoto del 1669 e vanta una splendida facciata (recentemente restaurata) realizzata ad opera dell’architetto Giovan Battista Vaccarini.
Nel periodo medievale, quindi, il centro della città divenne proprio la piazza della Cattedrale in quanto sede del potere laico e religioso, la cosiddetta “platea magna”, mentre attorno ad essa furono edificati i palazzi nobiliari (quartiere della Civita), gli edifici amministrativi e commerciali e le mura prospicienti le acque del mare, che all’epoca sommergeva la zona corrispondente all’odierna via Dusmet. Muoviamo verso piazza Currò: qui si trovano i resti delle Terme dell’Indirizzo, parzialmente incorporate all’ex convento di S. Maria dell’Indirizzo (ingresso dalla scuola media statale “Vespucci”). Da via Zappalà Gemelli, attraverso via Transito e via Castello Ursino, giungiamo in piazza Federico di Svevia dove si trova il Castello Ursino. L’imperatore Federico II di Svevia ordinò nel 1239 la costruzione del Castello Ursino (secondo taluni dal latino Castrum Sinus, castello del golfo), magnifico esempio di castello medievale a pianta quadrangolare con quattro grandi torrioni cilindrici agli angoli, che fu ultimato net 1250 al centro del Golfo di Catania. Ma in seguito alla terribile eruzione del 1669, la lava circondò il castello riempiendone il fossato e allontanandolo dal mare e dalla costa (l’antica posizione del castello è chiaramente visualizzata nel dipinto del 1679, opera del pittore Giacinto Platania, che si trova nella Sagrestia del Duomo). La lava “sotterrò” inoltre i fiumi Lognina e Amenano ed anche il lago di Nicito. Il castello aveva il duplice scopo di difendere la città dagli invasori e di ammonire i catanesi affinché non osassero mai più ribellarsi all’imperatore, pena la distruzione ed il saccheggio della città, in memoria di quanto avvenuto nel 1232 (prova ne è la raffigurazione marmorea in un’edicola, in alto a destra dell’ingresso del castello, di un’aquila che sottomette un agnello, simbolo evidente dei catanesi ribelli puniti dall’imperatore Federico II). Nel tempo il castello è stato reggia, prigione o caserma, mentre oggi ospita il prezioso patrimonio del Museo Civico. AI dominio di Normanni e Svevi successe quello degli Angioini, seguiti dagli Aragonesi, che diedero lustro alla città stabilendovi la loro corte e rendendo la capitale del “Regnum Siciliae”. Vennero, inoltre, potenziate le strutture portuali e nel 1434 Alfonso V il Magnanimo diede vita al “Siculorum Gymnasium”, l’Università più antica dell’isola; tra il 1541 ed il 1553, per volere del viceré Vega, fu realizzata una nuova cinta muraria (che ricalcava all’incirca il percorso dell’attuale via Plebiscito) di cui resta ancor oggi visibile una delle sette porte, la “porta delli Canali”, o di Carlo V, ubicata nell’attuale Pescheria.