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Cina

Repubblica popolare dell’Asia orientale; confina a nord con la Russia e la Mongolia, a nord-est con la Corea del Nord, a sud con il Viet Nam, il Pakistan, l’Afganistan, a nord-ovest con il Kazakistan, il Kirghizistan e il Tagikistan. A est e a sud-est si affaccia per 14.000 km sul mar Giallo, sul mar Cinese Orientale e sul mar Cinese Meridionale.
Il territorio cinese è per la maggior parte montuoso; le principali catene si estendono longitudinalmente (Himalaya, Kunlun, Tian Shan, Altaj) e comprendono le cime più alte del mondo (Everest, 8.872 m).
Anche per quanto riguarda gli altopiani, la Cina detiene il record mondiale con l’altopiano del Tibet, che ha un’altitudine media di 4.000 m.
L’altitudine diminuisce da sud verso nord e da ovest verso est; a nord-ovest si ha la massima depressione del paese, quella di Turfan (-154 m). I principali fiumi cinesi si sviluppano da ovest a est, originati nella zona tibetana e tributari del Pacifico.

È il caso dei due massimi fiumi cinesi, il Huang He (Fiume Giallo, 4.845 km) e il Chang Jiang o Yangtze Kiang (Fiume Azzurro, 5.800 km). Terzo fiume cinese, benché di portata assai inferiore ai primi due, è il Huai He. Tutti portano al mare quantità enormi di detriti, il Fiume Giallo in particolare, che, con il suo regime spesso capricciosamente irregolare, attraversa zone indiscriminatamente disboscate, e per questo particolarmente soggette alla sua erosione.
Più frammentata l’idrografia della Cina Meridionale, con molti fiumi diretti al Pacifico. Tra questi il Zhu Jiang, o Fiume delle Perle, con il suo affluente Xi Jiang, che sfocia presso Macao, con un delta imponente. Notevole il bacino del Tarim, che raccoglie, tra le altre, le acque dei ghiacciai del Karakorum.
Alcuni fiumi hanno in Cina la parte superiore del loro corso (Indo, Brahmaputra, Salween, Mekong), altri si impaludano nei deserti (Tarim He, Ruo Shui).
A nord il fiume Amur traccia il confine con la Russia, mentre lo Yalu segna quello con la Corea del Nord. Va inoltre ricordato il Grande Canale, o Canale Imperiale, che collega Pechino a Hangzhou, per 1.782 km.
Numerosi sono i laghi; tra i principali Poyang Hu, Dongting Hu, Hongze Hu nella pianura del Chang Jiang e Hanka al confine con la Russia. Esistono inoltre numerosi laghi salati, prevalentemente nel Tibet e in Mongolia, tra cui il maggiore è il Qinghai Hu (4.456 km2).
Le coste sono nella parte settentrionale prevalentemente basse e sabbiose, fino alla Baia di Hangzhou; le coste sudorientali sono invece alte e rocciose, fittamente articolate in golfi e insenature, fronteggiate da numerosissime isole e isolotti (Taiwan, Hainan, Zhoushan, Dongshan, Donghai ecc.).
Il clima varia secondo le regioni; a nord-est è generalmente freddo, mentre a nord la temperatura è mediamente più elevata, con clima continentale; al centro si hanno precipitazioni più abbondanti e un clima più mite con vegetazione molto più fitta; al sud il clima è temperato-caldo, influenzato dai monsoni, con precipitazioni molto abbondanti (piuttosto frequenti sono i tifoni).
La capitale della Cina è Pechino (circa dieci milioni di abitanti l’agglomerato urbano), già antica capitale dei mongoli, centro amministrativo e culturale, e oggi anche industriale. Shanghai (oltre tredici milioni di abitanti), una delle città più popolose del mondo, città interamente moderna, è invece il centro economico del paese. Tientsin (5.800.000 ab.) rappresenta lo sbocco al mare della capitale, dispone di un attrezzato porto ed è un vivace centro commerciale. Numerose altre metropoli hanno importanza regionale come Shenyang, Fushun, Dalian nella regione di Liaoning; altre città sono Nanchino, Wuhan, attivo porto fluviale, Fuzhou (detta Venezia d’Oriente), Canton, emporio commerciale e sede di una rinomatissima Fiera Merceologica Internazionale.
Dopo la seconda guerra mondiale i governi comunisti intervennero con la programmazione economica (piani quinquennali) che ebbero come primo obiettivo lo smembramento del latifondo e la gestione collettiva delle attività economiche, mentre l’artigianato e il commercio al minuto assunsero un’organizzazione cooperativistica. Una svolta decisiva si ebbe nel quinquennio 1981-1985, quando furono poste le basi per la transizione da un’economia rigidamente programmata a un’economia di mercato.
L’agricoltura, che occupa ancora circa due terzi della popolazione e si estende per oltre 100 milioni di ettari, produce un sesto dell’intera produzione agricola mondiale. La gamma dei prodotti, data la varietà del territorio, è pressoché completa e raggiunge spesso quantitativi ingenti. Le regioni tradizionalmente agricole sono quelle della Cina orientale e meridionale. Vi si produce frumento, mais, sorgo, orzo, patate, ma è nelle regioni meridionali che ha predominio assoluto la risicoltura (circa il 45% della produzione cerealicola), in alcune zone con due raccolti annui.
Numerose sono le colture tropicali, quali canna da zucchero, ananas e agrumi.
La Manciuria, oltre a produrre frumento e sorgo, è specializzata nella coltura della soia e della barbabietola da zucchero.
La Cina è il terzo produttore mondiale di soia (soprattutto nel nord-est), consumata anche come legume, ma si producono anche arachidi (Shandong), sesamo (vallata dello Yantze Kiang), colza, girasole, ricino ecc.
Primo produttore mondiale di tabacco, è al secondo posto per la produzione di tè, la bevanda nazionale più diffusa.
In espansione è la frutticoltura e la produzione di prodotti orticoli e di legumi. Non trascurabili sono anche le piante tessili; notevole infatti è la produzione di cotone a nord dello Yantze Kiang. Si coltivano inoltre la iuta, il ramié, la canapa e il lino.
Lo sfruttamento agricolo ha praticamente esaurito le risorse forestali (8% del territorio) e la produzione di legname è importante solo in Manciuria e nel Sichuan-Yunnan; importanti nel centro-sud le piantagioni di bambù.
L’attività zootecnica pone nuovamente la Cina tra i primi posti della graduatoria mondiale. I distretti agricoli non si prestano all’allevamento di bovini, ma numerosi sono tuttora i bufali allevati per essere adibiti ai lavori dei campi. Più frequente è l’allevamento di suini e degli animali da cortile. Nelle regioni più aride si effettua un allevamento estensivo di ovini e caprini; numerosi i cammelli, mentre nelle zone montuose ancora largamente impiegato è lo yak.
Nelle zone agricole dove ancora intensa è la gelsicoltura si alleva il baco da seta, antichissima e pregiata attività cinese; la Cina vanta il primato mondiale per produzione di seta (55% della produzione mondiale di bozzoli).
La pesca rimane un’attività rilevante, pur organizzata ancora largamente con metodi tradizionali. Non mancano sforzi di modernizzazione delle attrezzature e degli impianti a terra per la lavorazione del pescato.
La Cina è particolarmente ricca di minerali energetici; in primo luogo carbone e lignite, ma anche petrolio (per il quale il paese è autosufficiente già dagli anni ’70) e gas naturale.
Abbondanti sono anche gli scisti bituminosi, i minerali di uranio, e inoltre ferro, tungsteno, antimonio, magnesite, manganese, zolfo, molibdeno, bismuto, mercurio, zinco, piombo e bauxite.
Tra i minerali non metalliferi la Cina produce fosfati, sale e caolino, materia base per le celeberrime porcellane cinesi. Nel complesso lo sfruttamento delle risorse minerarie è tuttora parziale. Si stima che la produzione di energia elettrica sia per il 75% di origine termica, nonostante l’enorme potenziale idroelettrico, in particolare della regione del Tibet.
L’industria occupa solo il 15% della popolazione, ma concorre per circa la metà al reddito nazionale.
Dal punto di vista quantitativo stenta a coprire la domanda interna, ma qualitativamente molte sono le industrie in grado di competere a livello mondiale.
Alla base dell’industria cinese c’è l’industria pesante (metallurgia e siderurgia) che alimenta l’industria meccanica delle attrezzature di base (macchine industriali, agricole, apparecchiature elettriche ed elettroniche).
Molto importante è l’industria chimica, tradizionalmente al servizio dell’agricoltura (fertilizzanti azotati), ma anche volta alla produzione di materie plastiche.
In espansione anche l’industria petrolchimica, grazie a numerosi oleodotti.
Tra le attività propriamente manifatturiere prevale quella tessile, già fiorente dal secolo scorso (cotone e seta).
Tra le industrie alimentari le più diffuse sono quelle della brillatura del riso, della molitura del frumento, gli oleifici e le distillerie; ben sviluppati sono anche gli zuccherifici, le manifatture di tabacchi e l’industria conserviera del pesce.
Notevoli anche l’industria cartaria, quella della produzione di biciclette e delle macchine per cucire.
L’artigianato, di grande tradizione, ha ormai scarsa importanza.

STORIA
600.000 anni a. C. compaiono le prime culture del Paleolitico. A Zhoukoudian, il Sinanthropus Pekinensis (uomo di Pechino), conosce il fuoco. Nel Neolitico coesistono culture delle foreste e di villaggi di agricoltori (Yangshao, Longshan), e si ha lo sviluppo dell’arte della ceramica, che prefigura quella successiva dei bronzi rituali.
Le diverse culture neolitiche, in particolare quella di Henan, sono la base di quelle del bronzo. L’esistenza storica della dinastia leggendaria di Xian è attestata dall’archeologia tra il XXI e il XVIII sec. a. C. La civiltà del bronzo, sviluppatasi sotto gli Shang (XVIII sec.-1025 a. C.), prosegue sotto i Chou (1025-256 a. C.). Il periodo dei Regni combattenti (V-III sec. a. C.) è contrassegnato dalla divisione politica e dalla fioritura della cultura antica con Confucio.
Nel 221 a. C. Chin Shi Huangdi fonda l’impero Chin, unificando l’insieme dei regni cinesi della Manciuria a nord dell’attuale Viet Nam. Fra il 206 a. C. e il 220 d. C. gli Han estendono il loro regno in Manciuria, in Corea, in Mongolia, nel Viet Nam e in Asia Centrale. Essi fondano il mandarinato e rilanciano il confucianesimo. Aprono il paese alle influenze straniere che penetrano attraverso la via della seta. Dopo il 220 lo stato centralizzato scompare, le città declinano. Si sviluppa l’influenza del buddhismo. Al periodo dei Tre Regni succede quello delle dinastie del Nord e del Sud (317-589). Nel 581 la dinastia Sui riunifica il paese e fa costruire il Grande Canale. Nel 618 sotto i Tang la Cina conosce un notevole livello di amministrazione e persegue la sua espansione militare con gli imperatori Tang Taizong (627-649) e Tang Gaozong (650-683). Nel 907 il paese viene di nuovo suddiviso nel periodo delle Cinque Dinastie. Fra il 960 e il 1279 i Song governano un territorio molto più esteso di quello dei Tang e i barbari del nord creano gli imperi Liao (947-1124) e Jin (1115-1234). La civiltà scientifica e tecnica cinese è molto avanzata rispetto a quella dell’Occidente. Ritiratisi al sud a partire dal 1127, i Song sono eliminati dai mongoli, che conquistano il paese.
Dal 1279 al 1368 la dinastia mongola Yuan governa la Cina, che si solleva contro la sua dominazione guidata da Zhu Yuanzhang (Hongwu), fondatore della dinastia Ming. Dal 1368 al 1644 gli imperatori Ming rinnovano la tradizione nazionale, ma instaurano pratiche autocratiche. Yongle (1403-1424) conquista la Manciuria. I progressi tecnici continuano fino al XVI sec., ma il governo, dopo il regno di Wan-li (1573-1620), è nelle mani di eunuchi corrotti. I Manchu invadono il paese. Essi fondano la dinastia Ching che, con gli imperatori Kangxi (1662-1722), Yongzheng (1723-1736) e Qianlong (1736-1796), stabilisce il proprio dominio su un territorio più esteso degli imperi precedenti (protettorato sul Tibet, 1751; progressi in Mongolia e in Asia Centrale).
Nel 1864 gli occidentali, al termine di scontri militari, costringono la Cina a cedere loro la sovranità su alcuni porti dichiarati aperti e intervengono contro l’insurrezione dei Taiping (1851-1864). Dal 1875 al 1908 l’imperatrice Cixi detiene il potere. Vinta dal Giappone (1894-1895), che le toglie il Liaodong e Taiwan, la Cina deve cedere territori ai Russi, alla Germania, alla Gran Bretagna e alla Francia. Una spedizione internazionale viene organizzata nel 1900 contro i Boxer, membri di un’associazione nazionalista contraria agli insediamenti stranieri.
La repubblica, instaurata nel 1911, è presidiata da Yuan Shikai (1913-1916). I nazionalisti del Kuomintang, guidati da Sun Yat-sen e, dopo il 1925, da Chiang Kai-shek, rompono con i comunisti nel 1927. Questi si rifugiano nel nord al termine della cosiddetta Lunga Marcia (1934-1935). Il Giappone, che occupa la Cina del nord dal 1937, avanza verso il sud nel 1944. Dopo la capitolazione giapponese, la guerra civile oppone nazionalisti e comunisti.
Nel 1949 i comunisti, che Mao Tse-tung ha condotto alla vittoria, fondano la Repubblica popolare Cinese, mentre i nazionalisti si rifugiano a Taiwan; essi varano una riforma agraria e sviluppano l’industria pesante. Nel 1956, di fronte alle resistenze e alle difficoltà economiche, Mao lancia la campagna dei Cento Fiori, grande dibattito ideologico e due anni dopo impone con il Grande Passo avanti, la collettivizzazione delle terre e la creazione delle comuni popolari. Nel 1960 l’URSS richiama i suoi esperti e determina l’interruzione dei grandi progetti industriali. Nel 1966 Mao lancia la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. Nel corso di dieci anni di torbidi (1966-1976), i responsabili del partito comunista vengono eliminati dagli studenti, organizzati in Guardie Rosse, e dall’esercito, guidato fino al 1971 da Lin Piao. Nel 1969 il deterioramento delle relazioni con l’URSS sfocia in violenti incidenti di frontiera. Ciu En Lai ottiene che Pechino occupi in modo permanente il posto della Cina all’ONU e lavora per il riavvicinamento con gli Stati Uniti.
Nel 1976 si ha l’arresto della Banda dei Quattro e un anno dopo Hua Kuo Feng, alla guida del partito e del governo, e Deng Xiao Ping, riabilitato per la seconda volta, approntano un programma di sviluppo economico, di apertura e di modernizzazione. Le comuni popolari vengono abbandonate. Nel 1979 un conflitto armato oppone la Cina al Viet Nam. Hu Yao Bang, segretario generale del partito, prosegue le riforme, mentre Li Xian Nan diventa presidente della repubblica nel 1983. Lo sviluppo del settore privato, associato al dilagare della corruzione e ai forti rialzi dei prezzi, provocano, a partire dal 1986, una grave crisi sociale. Nel 1987 Zhao Ziyang è eletto alla guida del partito e un anno dopo Yang Shangkun è eletto alla presidenza della repubblica. Nel 1989 la visita di Gorbaciov a Pechino consacra la normalizzazione delle relazioni con l’URSS. Gli studenti e la popolazione reclamano la liberalizzazione del regime. Deng Xiao Ping fa intervenire l’esercito contro i manifestanti, che sono vittima di una repressione sanguinosa (giugno, in particolare a Pechino, piazza Tien An Men). Zhao Ziyang è sostituito da Jiang Zenmin.
Nel 1991 la Cina normalizza le proprie relazioni con il Viet Nam e l’anno successivo i conservatori che si oppongono alle scelte economiche di Deng Xiao Ping sono eliminati. Il partito comunista continua a fare ufficialmente riferimento all’economia di mercato socialista. La Cina normalizza le proprie relazioni con la Corea del Sud. Nel 1993 Jiang Zenmin succede a Yang Shangkun alla guida dello stato e nel 1995 la pressione esercitata dalla Cina sulla periferia (Taiwan, Hong Kong, Tibet) incrina le relazioni con gli Stati Uniti. Agli inizi del 1997 muore Deng Xiao Ping. Il primo luglio 1997 Hong Kong, alla scadenza del protettorato britannico, è tornata a far parte della Cina.

SCHEDA
Abitanti – 1.221.500.000
Superficie – 9.595.691 km2
Densità – 127,3 ab./km2
Capitale – Pechino
Governo – Repubblica popolare
Moneta – Yuan renminbi
Lingua – Cinese, numerose lingue e dialetti tra cui han, uiguro, tibetano, mongolo
Religione – Confucianesimo, buddhismo e musulmana