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Aruba: Folklore e Tradizione

Aruba vanta un miscuglio di gente proveniente dai continenti sudamericano ed europeo, ma anche dall’estremo Oriente e da altre isole dei Caraibi. Questi diversi coloni hanno aggiunto un sapore unico alle vite degli abitanti dell’isola.
Quando giri l’isola in macchina vedi le casalinghe che ramazzano i vialetti di terra. Questo viene fatto per mantenerli sgombri dagli insetti che potrebbero entrare nelle loro case. Una tradizione derivata da un’antica usanza indiana.

Alcuni cittadini di Aruba pensano sia necessario uscire dalla stessa porta dalla quale si è entrati.

È ancora un mistero il fatto che se uno vuole sbarazzarsi di un ospite indesiderato, basta mettere una scopa di paglia in piedi a testa in giù contro un muro esterno. A quanto pare, il metodo funziona.

Un fiocco rosa sospeso sopra lo stipite della porta protegge la casa o l’esercizio da spiriti maligni. I neonati ed i piccoli bambini indossano una catena con un seme rosso e nero che si pensa tenga lontano il malocchio.

Il gel della pianta dell’aloe è noto come rimedio contro ustioni e ferite. Una pianta tradizionale ed usata regolarmente bollita nel tè per i mal di stomaco viene fatta con la salvia nera chiamata basora pretu (scopa nera) e possiede proprietà medicinali usate dalle compagnie farmaceutiche in pillola o in forma liquida.

Di più su folklore e tradizioni
Scheda dei fatti sul Dia di San Juan (Giornata di S. Giovanni)
Il festival annuale celebrato con la festa di San Juan (S. Giovanni Battista) giunse ad Aruba tramite il Messico, l’America centrale ed il Venezuela. Il festival fa parte della cultura di Aruba dal 1862. La celebrazione di San Juan (o giornata di S. Giovanni Battista) iniziò come festival del raccolto, celebrato dalle popolazioni indigene dell’isola, per dimostrare la loro gratitudine agli dei per un ricco raccolto e per chiedere loro di concedere la benedizione per l’anno seguente.

Nel tentativo di convertire gli indiani al cristianesimo, i missionari spagnoli permisero a costoro di mantenere le proprie usanze pagane e fecero coincidere la sepoltura del gallo con il festival di San Juan, che è celebrato tutti gli anni il 24 giugno.

Sebbene il festival sia celebrato anche in altre parti del mondo, Aruba è l’unico paese che lo festeggia con danze e canti. Mentre il cantante intona la familiare canzone dera gai, i musicisti lo accompagnano con tamburo, violino e wiri.

Un altro aspetto che è cambiato è il fatto che il gallo vivo, che veniva sepolto nella terra fino alla testa, ora è stato sostituito da una zucca a fiasco. In seguito alla “sepoltura”, la testa del gallo veniva nascosta con una zucca vuota, che veniva poi coperta con della sabbia. La persona (bendata) che riusciva a trovare il gallo veniva proclamata vincitrice del gallo stesso.

I colori giocano un ruolo importante nel festival. Il fuoco è rappresentato nei vestiti sia maschili che femminili dai colori rosso e giallo. Gli avanzi del raccolto ed altri oggetti da buttare venivano sepolti come simbolo della purificazione dell’anima.

Scheda dei fatti
Vestiti autentici di Aruba che risalgono al 1885
Antonious van Koolwiik era un missionario olandese che lavorò ad Aruba dal 1880 al 1886, periodo durante il quale egli svolse alcuni studi sulla cultura indiana dell’isola. È grazie alle sue scoperte che il Museo di Leiden, in Olanda, ora possiede una collezione di vestiti autentici di Aruba che risalgono alla fine del diciannovesimo secolo. Fra i vari abiti vi sono:

Cachaca: la “cachaca” è una camicia, fatta di cotone leggero, che veniva usata dagli uomini a quell’epoca quando andavano a lavorare nel “mondi” o a pesca. Le donne e le ragazze lo usavano come pigiama. La camicia è quadrata, con maniche e senza colletto. I bottoni davanti venivano fatti con un materiale marrone artificiale e leggero.

Bursula: la “bursula” è simile ad un grembiule. Si tratta di una camicia senza maniche che si lega dietro con nastri. La bursula veniva fatta dello stesso cotone leggero usato per fare la cachaca.

Cutisa: la “cutisa” è un sovrascarpe di pelle fatto di pezzi uniti a tutti e quattro i lati da stringhe, anch’esse di pelle. La pelle della cutisa era molto morbida e probabilmente derivava da capre o pecore.

Sambario: il “sambario” è un sandalo di pelle. Questo tipo di sandalo veniva tenuto fermo da strisce di pelle legate insieme. Le strisce venivano fatte passare attraverso una suola leggera in cima. La parte superiore, dove le strisce venivano legate, era fatta di un tipo di pelle più spessa, di vacca o di cavallo.

I cappelli erano molto diffusi fra la popolazione di Aruba nel novecento. Essi venivano fatti con strisce di palme delle Mauritius, che venivano intrecciate per fare un largo copricapo con bordo. I colori più popolari erano quadrati rossi e verdi oppure strisce color viola. Le trecce sono un elemento inconfondibilmente indiano, che si trova più comunemente sulla terraferma. Secondo gli esperti, le tecniche di intrecciatura potrebbero essere state importate dai “goajiros”, che visitarono Aruba nel 1827. Lettere risalenti a questo periodo della storia di Aruba rivelano che un tempo i cappelli di paglia venivano esportati.

Ceramiche
Nome: DABAJUROID – nome dato agli indiani ceramisti (900-1000 AD) per lo stile specifico delle loro ceramiche, che furono rinvenute per la prima volta dagli archeologi vicino a Dabajuro, un paese nei pressi di Coro, in Venezuela.

Luoghi del ritrovamento: i luoghi dove sono state trovate queste ceramiche sono: Santa Cruz, Tanki Flip e Saveneta.

Usi: queste eleganti ceramiche, create con maestria, venivano utilizzate per scopi pratici, ed includono contenitori per liquidi, pentole per cucinare e piastre. Le piastre erano composte da grandi piatti circolari di ceramica spessi due centimetri usati per preparare torte di manioca e mais. Oggetti di questo tipo ma più grandi venivano usati per sepolture e per stoccare grandi quantità di liquidi.

Manifattura: tutte le pentole ed i vasi venivano fatti a mano (senza l’uso di ruote da vasaio) usando una tecnica di avvolgimento con particelle di quarzo frantumato. Le grandi dimensioni dei vasi dimostrano la straordinaria abilità dei vasai di Dabajuro: è difficile cuocere vasi così grandi in un forno semplice: non appena avvengono sbalzi di temperatura nel forno, i vasi si frantumano.

Decorazione: le ceramiche decorative sono più sottili e di una qualità superiore. Due tecniche principali di decorazione venivano usate: pittura e modellatura. Le parti dipinte sono più scure dello sfondo. I colori usati sono marrone, marrone rossiccio, rosso e nero. La modellatura, che varia da motivi semplici come bordi corrugati (anelli decorativi aggiunti attorno ai bordi del vaso) a quelli più complicati come le teste animali stilizzate, o talvolta anche teste umane stilizzate, e gli animali completi stilizzati.

Scheda dei fatti sul dande
La parola dande (o dandee) deriva dalla parola originale in papiamento “dandara”, che significa “parandea” (=gioire, divertirsi, spassarsela).
La celebrazione dande cominciò intorno al 1880, quando il Re Guglielmo III proclamò gli schiavi “uomini liberi”.

Il dande viene solitamente suonato da un gruppo di 5-6 musicisti (a volte di più) che accompagnano un cantante, porta a porta (perlopiù in visita a parenti ed amici), per cantare e rivolgere i loro migliori auguri per l’anno nuovo. Gli strumenti usati durante il “paranda-sweep” sono: il violino, il tambu (tamburo), la chitarra ed i wicharo o wiri (grattugia di metallo o raspa). Questi sono gli strumenti più importanti. Alcuni gruppi usano anche una fisarmonica. Oggi, molti distretti vantano un proprio gruppo dande, che si esibisce fino al secondo giorno dell’anno.

Mentre visitano le varie case, il cantante raccoglie soldi con il cappello mentre canta. I soldi vengono donati in segno di apprezzamento per l’intero gruppo. Il ritmo della canzone è monotono. Non c’è variazione di tono, per esempio, dopo la quinta o sesta strofa, ed il ritornello viene ripetuto. Dopo ciascuna strofa, il coro risponde con “ai nobe” (ana nobo/ anno nuovo).

Al giorno d’oggi, alcuni credono ancora che se un gruppo dande non li visita il giorno di Capodanno, essi avranno sfortuna tutto l’anno. Altri ancora accendono fuochi d’artificio non appena se ne va il gruppo per rendere l’evento più significativo. Oltre al dande, esistevano varie altre tradizioni e superstizioni. Intorno alle 11:30 p.m. del 31 dicembre, la “madre” della casa di solito ramazzava l’intero domicilio (sia esso sporco o pulito) per poter cacciare via il “vecchio spirito.”

Inno nazionale di Aruba

Aruba paese prezioso
Aruba casa beneamata
Nostra venerata culla
Per piccola e semplice che tu sia
Sei davvero stimata

Ritornello:
Aruba nostro caro paese
La nostra roccia tanto amata
Il nostro amore per te è così forte
Che nulla può distruggerlo (ripetere)

Le tue spiagge sono molto ammirate
Di palme tutte adornate
Il tuo stemma e la tua bandiera
I simboli del nostro orgoglio

Ritornello

Aruba Dushi Tera
Aruba patria aprecia
Nos Cuma venera
Chikito y simpel bo por ta
Pero si respeta

Refran:
O, Aruba, dushi tera
Nos baranca tan stima
Nos amor p’abo t’asina grandi
Cu n’tin nada pa kibre (bis)

Bo playanan tan admira
Cu palma tu dorna
Bo escudo y bandera ta
Orgullo di nos tur!

Refran

Grandeza di bo pueblo ta
Su gran cordialidad
Cu Dios por guia y conserva
Su amor pa libertad!

Refran

Bacchanal:
Il progetto ufficiale per il Carnevale di Aruba

Più di 2000 anni fa, i Greci adoravano Dioniso, dio del vino e della vegetazione, detto Bacco in latino, che poi divenne il dio Greco e Romano del vino e dell’allegria. Il progetto ufficiale per il Carnevale di Aruba, detto Bacchanal, trae il proprio nome dai Baccanali, le celebrazioni che onoravano il dio Bacco, per le sue numerose similitudini alla festa di carnevale. Vi è la similitudine dell’espressione artistica – Bacco ed i Baccanali ispirarono molte opere famose nel corso dei secoli, mentre le tragedie greche più belle, di Sofocle ed Euripide, furono scritte in occasione di questa celebrazione. Inoltre, poiché il carnevale è una celebrazione religiosa (carne vale in latino significa addio alla carne) esso simbolizza la pulizia del corpo da tutti i peccati, e viene seguito da sei settimane di penitenza, la Quaresima. È per questo che Baccanale è una parola spesso udita nei testi delle processioni lungo le strade di Aruba. Bacchanal, il progetto ufficiale per il Carnevale di Aruba, cattura in un disegno grafico professionale l’essenza del carnevale: musica, danza, colori, creatività, gioia… Lo scopo del Bacchanal è quello di abbinare le impressioni visive del carnevale con informazioni sulla celebrazione e diventare così uno strumento per promuovere il carnevale di Aruba localmente e all’estero. Con un logo facilmente identificabile, una guida agli eventi ed un’ampia scelta di merce, il carnevale di Aruba ora può stare spalla a spalla con le celebrazioni di carnevale più famose del mondo.